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Old Delhi, il mercato delle spezie.

New Delhi, dopo due giorni di acciacchi fisici, decido di sfruttare gli ultimi scampoli del tempo che mi resta in India per andare alla ricerca della più grande moschea dopo quella della Mecca, Jama Masjid.
Sara, un’amica esperta dell’India, me l’ha raccomandata.
Parto avendo una vaga idea di come arrivarci a piedi, ma ho imparato che l’importante è fare il primo passo poi qualcuno mi darà un’indicazione.
Dopo quasi un’ora di strade sbagliate e di caldo torrido in mezzo alla baraonda che è Nuova Delhi vedo la cupola della moschea, davvero imponente.
Sto già calcolando quanto mi costi entrare quando mi si avvicina un uomo sulla sessantina.
Mi spiega i costi della moschea e mi dice di essere una guida, non per la moschea, ma di un percorso alternativo all’interno della Old Delhi.
Io, colpito da questa proposta che non avevo considerato e ispirato dai modi gentili e dall’istinto decido di seguirlo, vediamo dove mi porta.
Attraversiamo diversi vicoli sempre più stretti, entriamo dentro case vecchie di cinquecento anni, alcune scolpite in stile Rajastano, una meraviglia. I cortili interni brulicano di vita, le porte sono tutte aperte, sintomo che nel quartiere c’è una sorta di fiducia e bassa criminalità, almeno così mi dice Aneel, la guida.
Passiamo diversi bazar, quello della carta, quello dei saree, alternando i diversi mercati a visite in case dallo stile britannico poi a quello musulmano, e poi quello induista. Una mescolanza incredibile di culture e civiltà così distanti eppure così promiscue.

Siamo nel main bazar dei gioielli e stiamo bevendo un chai quando pongo spontanea una domanda al mio compagno : “Ma come mai qui in India ci sono delle zone dedicate al commercio solo di un prodotto, ad esempio di tessuti e come fanno a sopravvivere tutti?”
La risposta è tanto semplice “Beh se devo andare a comprare una stoffa vado al bazar delle stoffe e in uno delle centinaia di negozi troverò sicuramente quello che voglio. Poi così tutti i negozi sono costretti a tenere i prezzi bassi, invece nella parte per turisti non è così.”
Una grande lezione di street economy!
Proseguiamo nei vicoli fino a quando arriviamo a qualcosa di spettacolare, il bazar delle spezie, chiuso in un complesso murario dove, in quella che qualche secolo prima era un’abitazione sfarzosa, ora sorge il più grande mercato di spezie
dell’India e, a detta di Aneel, dell’intera Asia. Sono cinquemila i negozietti che smerciano sacchi di peperoncino essiccato, di mango, masala, curcuma, cumino etc.
Nella gara della “quantità” vince sicuramente il peperoncino, i sacchi sono tanti, enormi. L’aria è quasi irrespirabile, nel giro di qualche minuto i miei occhi iniziano a lacrimare, la gola a prudermi, l’odore è troppo intenso anche per me che adoro la cucina indiana.
Siamo al termine dell’escursione, quando Aneel mi dice “Ti lascio con un regalo, seguimi”.
Lo seguo, eccitato per la sorpresa, saliamo le scale, una, due, tre, quattro rampe, fino ad arrivare al tetto piano.
Mi porta ancora più su attraverso un pertugio ed eccolo li il mio regalo, la vista dall’alto della città.
Bella, maestosa, brulicante di vita. Le persone, bici, moto, auto, risciò sembrano un corpo unico in movimento, un lungo serpente o un fiume. In lontananza, ciliegina sulla torta, si vede il Red Fort.
Mi godo per qualche minuto lo spettacolo, abbraccio questo omino incontrato per caso e ci lasciamo scambiandoci i numeri e le mail.
Torno a fare le valigie e riparto con il sorriso, sapendo di lasciare un posto in cui dovrò tornare per godermi ancora la casualità di questi incontri e la bellezza di certi posti.
Cara India, ora si parte per una pausa di riflessione a casa e poi chi lo sa,
vediamo quando questa strana vita ci farà incontrare di nuovo.

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