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Nuovi incontri a Rishikesh e l’ashram dei Beatles.

E’ sera quando decido di andare a prendere il biglietto che mi porti via dal caldo asfisiante di Varanasi, la città che in questi mesi mi ha dato tanto, ma che ora sento di dover lasciare per vedere cosa succede dopo.
Biglietto per Haridwar, una ventina di ore di viaggio in classe sleeper e poi arrivo all’alba a Rishikesh.
Il viaggio è lento, ricco di vita, da una parte le famiglie indiane che mangiano, ridono, dormono tutte ammucchiate con il consueto sorriso e con il modo di fare tipico di questo paese. Dall’altra turisti, viaggiatori di passaggio, zaino in spalla alla ricerca di qualcosa.
Prima di scendere dal treno conosco Martina, ragazza italiana, che arriva a Rishikesh alla ricerca di un ashram dove approfondire Yoga. E’ accompagnata da Alan, ragazzo sulla trentina, inglese di Liverpool con il tipico accento del nordovest dell’Inghilterra, lui in viaggio da tre anni.
Decidiamo di unirci per trovare una sistemazione e grazie alle coincidenze ci affidiamo a una coppia di russi che hanno un amico in zona. Troviamo in qualche ora la stanza da condividere, un letto matrimoniale in tre, per qualche notte ci stringeremo.
E’ bello notare come tra viaggiatori il feeling si possa creare in meno di dieci minuti, davanti a un the’ bevuto al bar, tre perfetti sconosciuti fino a qualche ora, giorno, settimana prima possono unirsi e conoscersi più di persone frequentate fin dall’infanzia.
In viaggio saltano gli schemi sociali, le posizioni, si rivelano le debolezze e le paure, si superano e ci si conosce meglio giorno dopo giorno.
Nelle ore che seguono conosco Dave, ingegnere australiano, in giro in India in moto prima di decidere cosa fare della propria vita.
Siamo a pranzo insieme quando scopro che lo stesso pomeriggio l’ashram abbandonato dove i Beatles si ispirarono per il White Album sarà aperto e ci sarà una sessione di Yoga con uno Yogi che tutti definiscono particolare. Cosa chiedere di meglio?
Passa la giornata tra negozi e lo spettacolo del Gange che scorre rapido nella valle.
Ci dirigiamo lentamente verso l’ashram e al nostro arrivo lo troviamo immerso tra la fitta vegetazione, in riva al fiume. Ha il fascino dei castelli in rovina, un posto con una certa magia che ha spinto in pellegrinaggio molti della generazione “new age” verso questa vallata.
Inizia la sessione di Yoga in questa hall senza vetri, col soffitto aperto in due dal tempo e dalle intemperie, sembra un film, i murales sui quattro lati dello stabile, il maestro con la tipica barba lunga e il vestito bianco e noi, una decina di persone capitate più o meno per caso nello stesso posto.
Dopo un’ora e mezza di Pranayama, Asana e meditazione esco da questo scenario cinematografico e mi rimetto nelle vie di Rishikesh sempre più consapevole che ogni momento può diventare un’occasione e ogni persona un collegamento per un qualcosa che non è
ancora stato scritto ma che è li davanti e che aspetta solo di essere vissuto.

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