Norimberga 1943

La fede nel campo di concentramento. Norimberga 1943

Settembre 1943:
I tedeschi armati fino ai denti ci hanno radunati e accompagnati alla stazione ferroviaria. Ai nostri parenti toccava stare lontano da noi perché sennò sparavano. Ci hanno messi sul treno bestiame e ci hanno chiusi con catenacci. Poi partimmo per la Germania maledetta, ci impiegammo due giorni. Poi rinchiusi nel campo di concentramento ci rimanemmo per 15 giorni d’inferno. Ci passavano qualche cosa da mangiare, ma poco. Ci hanno fatto le impronte digitali e numerati, io avevo il 1145, e poi ci hanno divisi: chi a lavorare nelle fabbriche, chi nelle campagne. Avevano tanto bisogno di mano d’opera perché i loro uomini erano tutti in guerra.

Io e altri 45 circa ci hanno mandati in un vecchio teatro, e ci accompagnavano a lavorare a piedi per circa 10 chilometri all’andata e 10 al ritorno per 10 ore lavorative. La fabbrica era della Siemens a Norimberga.

Ci davano da mangiare solo un pasto a mezzogiorno, al mattino nulla, di sole rape o di spinaci con un piccolo mescolo per ciascuno, poi 15 minuti di riposo e poi lavoro.
Alla sera un altro mescolo di rape o di cren e un piccolo pezzo di pane. Poi chiusi per andare a letto fino alla mattino, la sveglia era alle ore 5 e poi a lavorare nella fabbrica di saldatrici elettriche.
Tante notti suonava l’allarme perché venivano gli Americani a bombardare e allora avevamo un piccolo rifugio per 2-3-4 ore, anche 3 o 4 volte la settimana. Si dormiva in quelle poche ore che rimaneva e al mattino sveglia al solito orario. Si dormiva in letti a castello fatti di tavole, che si coprivano alla meglio.
Mi ricordo il giorno di Natale del 1943, ci hanno comunicato che veniva un cappellano militare italiano a fare la Santa Messa e la Santa Comunione. Allora eravamo tutti contenti. La sveglia al mattino era ancora prima del solito per preparare, poi è arrivato il cappellano che ha celebrato la Santa Messa per  tutti i 450 devoti.
Mi è rimasto tanto impresso quel momento perché quando eravamo soldati in Italia, alla domenica, quando ci davano la libera uscita per un’ora per la Santa Messa, nessuno ci andava o in pochissimi.

Da lì mi è entrata molta fede che poi non mi è più mancata fino a ora, ed è sempre più aumentata.

Io consiglierei a tutti di non arrivare a quel punto per capire. Bisognerebbe capirlo prima. Poi la vita mi è sembrata molto più leggera e sicura in tutto quello che rischiavo e facevo.”

Da “Il diario di Augusto Bortoletto”

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