I macigni della mente

Macigni della mente

La paura di restare imprigionati in qualcosa di immobile, statico.La continua irrequietezza dovuta alla routine, lo spasmo alla ricerca del respiro di un’aria limpida e pura.
Dentro di me si scontrano i pensieri come biglie impazzite, con la chiarezza che la ragione non darà mai delle risposte soddisfacenti a delle domande di cui nemmeno io so il significato.
Vibrazioni, sensazioni inspiegabili di uno sgorgare di novità e di ricerca.
E’ una continua spirale di angosciante sforzo per tendere a qualcosa di indefinito.
L’errore sta probabilmente in un disperato tentativo di razionalizzare il cosa o il come raggiungere una sensazione di appagamento, di serenità, di felicità.
La sensazione di non aver ancora capito quale sia la strada da percorrere, o semplicemente se esiste questa strada. Il malessere interiore nasce nel tentativo di scorgere una strada futura e dal non accorgersi che la strada futura non esiste, che quella passata non deve e non può influenzare quella dell’adesso, dell’oggi.
Una definizione del tempo nata per scandire giorni e notti, estati e inverni non deve segnare il tempo della propria natura.
Il mondo ormai sempre più un tuttuno, in cui le distanze diminuiscono, i rapporti si dilatano e le possibilità sembrano sempre più numerose, non può permettere un’unica strada, sicura, nota e da un certo punto di vista rassicurante.
Le sicurezze fisiche, psicologiche e sociali sono probabilmente la principale zavorra nella vita del “presente”, come macigni che ostacolano la corsa naturale degli eventi, ineludibili per una mente dormiente, o meglio per un essere non cosciente che si appresta a percorrere una strada già vissuta, senza pretese, sperando in qualche goccia di vita in un percorso arso dal tempo in un oblioso deserto di sicurezze terrene.
Rifiuto il concetto di sicurezza nelle cose esteriori, decido di lasciarmi sorprendere da una pioggia, dal sole, dalle persone, dai mestieri imparati, i libri letti, i film visti, gli amici conosciuti e dimenticati, gli sguardi incrociati, i treni presi e i momenti vissuti.
Un unico diario con una fine nota ma con mille pagine bianche da riempire di colori spesso anche solo immaginati da odori ancora non sentiti, da cibi non ancora mangiati, da sensazioni non ancora provate.
Un navigatore senza una meta, una barca senza remi, per un viaggio unico, irripetibile e forse per questo, più spensierato.

 

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